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Imparare per diventare uomini: lo studio e l'uomo nobile
PHIL006第3课:学以成人:为学与君子
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Domanda 1
Qual è il rapporto tra "studiare" (xué) e "praticare" (xí) secondo Confucio?
Studiare significa leggere libri e praticare significa ripassare: le due cose si possono separare.
Studiare e praticare vanno di pari passo: si sottolineano l'esercizio ripetuto e la messa in pratica personale; studiare senza praticare non significa aver davvero imparato.
Praticare è più importante che studiare: basta solo esercitarsi.
Domanda 2
Cosa sottolinea Confucio con l'espressione "Gli antichi studiavano per sé stessi, gli studiosi di oggi studiano per gli altri"?
Gli antichi studiavano per sé stessi, mentre gli studiosi di oggi studiano per gli altri.
Studiare serve a migliorare sé stessi, non a mettersi in mostra davanti agli altri.
Studiare serve a vantarsi con gli altri.
Domanda 3
Quale delle seguenti opzioni esprime meglio il significato di "Ci si risveglia con la poesia, ci si stabilisce con i riti, ci si perfeziona con la musica"?
Poesia, riti e musica costituiscono l'ordine della formazione della personalità: dal risveglio, alla stabilizzazione, fino al compimento.
Basta studiare la poesia e i riti per diventare un uomo nobile.
Poesia, riti e musica sono tre competenze indipendenti: se ne può scegliere una qualsiasi.

Compito di approfondimento

Approfondimento integrato: come rispondere ai dubbi concreti con la concezione confuciana dello studio
Analizza e risolvi il problema applicando il pensiero di "imparare per diventare uomini".
Il tuo compagno Zhang pensa che studiare serva solo a ottenere voti alti agli esami: per questo memorizza soltanto gli argomenti d'esame, non partecipa mai ad attività pratiche e non si cura della propria formazione interiore. Ritiene che il "praticare" in "studiare e mettere in pratica di continuo" significhi semplicemente ripassare le lezioni. Scrivi un breve testo per dialogare con lui, basandoti sulle affermazioni di Confucio riguardo allo "studio" e all'"uomo nobile".
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1. Quali aspetti comprende lo "studio" secondo Confucio? Spiegalo facendo riferimento a "studiare e mettere in pratica di continuo".
Spiegazione di riferimento:
Lo "studio" di cui parla Confucio comprende la lettura dei testi, la pratica e la formazione di sé, e accompagna tutta la vita. Il "praticare" in "studiare e mettere in pratica di continuo" indica l'esercizio ripetuto e la messa in pratica personale: studiare senza praticare non significa aver davvero imparato. Dunque lo "studio" non è solo leggere libri, ma include anche la pratica e la formazione interiore.
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2. Zhang ritiene che il "praticare" sia solo ripassare le lezioni: in che cosa consiste l'errore di questa interpretazione? Spiegalo con "Gli antichi studiavano per sé stessi, gli studiosi di oggi studiano per gli altri".
Spiegazione di riferimento:
Questa interpretazione riduce il "praticare" a semplice ripasso, trascurando la pratica e la formazione interiore. "Gli antichi studiavano per sé stessi, gli studiosi di oggi studiano per gli altri" mostra che lo scopo dello studio è arricchire sé stessi, non mettersi in mostra. Se ci si limita a ripassare gli argomenti d'esame per ottenere voti alti, si ricade nello studio "per gli altri".
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3. Combinando "Ci si risveglia con la poesia, ci si stabilisce con i riti, ci si perfeziona con la musica" e "Quando sostanza e forma sono in armonia, allora si è uomini nobili", spiega come si forma la personalità dell'uomo nobile.
Spiegazione di riferimento:
La formazione della personalità dell'uomo nobile segue un ordine: la poesia risveglia la volontà, i riti regolano il comportamento, la musica porta a compimento l'armonia. "Quando sostanza e forma sono in armonia, allora si è uomini nobili" sottolinea l'equilibrio tra la semplicità interiore e la raffinatezza esteriore. Pertanto l'uomo nobile non si limita a una singola competenza, ma è una persona dalla virtù integra e dalla visione ampia.
Imparare per diventare uomini: questione centrale e obiettivi

Questa pagina tratta la concezione confuciana dello studio e la personalità dell'uomo nobile. Per Confucio, studiare non è memorizzare nozioni, ma un perfezionamento di sé che dura tutta la vita; l'uomo nobile è l'ideale di personalità a cui questo perfezionamento tende. I due aspetti si sostengono a vicenda: si studia per diventare uomini nobili, e il carattere dell'uomo nobile si manifesta nello studio costante.

Le questioni centrali sono: che cosa si studia, secondo Confucio, e perché si studia? In che modo questo conduce alla personalità dell'"uomo nobile"? Gli obiettivi di apprendimento includono: spiegare la differenza tra lo "studio" di Confucio e lo studio tradizionale basato sulla memorizzazione, sia nei contenuti che nelle finalità; illustrare il rapporto tra studio e riflessione; elencare alcune caratteristiche della personalità dell'uomo nobile; descrivere il metodo maieutico di Confucio e l'insegnamento personalizzato.

Studiare e praticare: lo studio per sé stessi e il processo che dura tutta la vita
"Studiare e mettere in pratica di continuo: non è forse una gioia?"Dialoghi, "Xue Er"

Qui "studiare" e "praticare" sono posti sullo stesso piano: si sottolineano l'esercizio ripetuto e la messa in pratica personale; studiare senza praticare non significa aver davvero imparato. Lo scopo dello studio non è ottenere lodi esteriori. Confucio dice:

"Gli antichi studiavano per sé stessi, gli studiosi di oggi studiano per gli altri."Dialoghi, "Xian Wen"

Studiare per arricchire sé stessi e studiare per mettersi in mostra sono due atteggiamenti diversi. Quanto ai contenuti, poesia, riti e musica costituiscono l'ordine della formazione della personalità:

"Ci si risveglia con la poesia, ci si stabilisce con i riti, ci si perfeziona con la musica."Dialoghi, "Tai Bo"

Confucio racconta inoltre di sé: "A quindici anni mi dedicai allo studio, a trenta ero saldo, a quaranta non avevo più dubbi" (Dialoghi, "Wei Zheng"), considerando lo studio un processo che dura tutta la vita e procede senza sosta, non un compito limitato a un certo periodo.

L'uomo nobile: ideale e confini della personalità

Nei Dialoghi, l'uomo nobile (junzi) si contrappone all'"uomo meschino" (xiaoren). Il termine in origine indicava anche chi aveva una posizione elevata, ma nell'uso di Confucio l'accento si è spostato sulla virtù. L'uomo nobile non si limita a un'unica abilità o arte, perciò si dice "l'uomo nobile non è uno strumento" ("Wei Zheng"); ha un animo aperto, perciò "l'uomo nobile è sereno e disteso, l'uomo meschino è sempre angustiato" ("Shu Er"); sa vivere in armonia con gli altri senza seguire ciecamente, perciò "l'uomo nobile è in armonia senza conformarsi, l'uomo meschino si conforma senza armonia" ("Zi Lu"); di fronte alle difficoltà cerca innanzitutto la causa in sé stesso, perciò "l'uomo nobile cerca in sé stesso, l'uomo meschino cerca negli altri" ("Wei Ling Gong").

Confucio parla anche di "tre guardie per l'uomo nobile" ("Ji Shi"), che nelle diverse fasi della vita mettono in guardia dagli eccessi delle passioni; e di "nove riflessioni dell'uomo nobile" ("Ji Shi"), che calano la formazione interiore nei dettagli di vista, udito, espressione, contegno, parola, azione, dubbio, ira e guadagno. "Quando sostanza e forma sono in armonia, allora si è uomini nobili" ("Yong Ye") sottolinea l'equilibrio tra la semplicità interiore e la raffinatezza esteriore: se si trascura uno dei due aspetti, non si può essere uomini nobili.

Riflessione: se dovessi riprogettare un compito di studio con l'atteggiamento dello "studio per sé stessi", come lo modificheresti?

L'equilibrio tra studio e riflessione, e il metodo di insegnamento
"Studiare senza riflettere porta allo smarrimento; riflettere senza studiare porta all'incertezza."Dialoghi, "Wei Zheng"

Leggere senza riflettere porta a smarrirsi senza una direzione; speculare a vuoto senza studiare e imparare dagli altri porta a dubbi e inquietudine. Le due frasi insieme mostrano che studio e riflessione si condizionano a vicenda e devono alternarsi. Il metodo corrispondente è "rivedere il passato per conoscere il nuovo: così si può essere maestri" ("Wei Zheng"): ripassare le conoscenze acquisite non è ripetere, ma trarne una nuova comprensione, e solo così si è degni di insegnare.

Sul versante dell'insegnamento, Confucio sostiene: "Non aprire la mente a chi non si è sforzato di capire, non spiegare a chi non ha già cercato le parole. Se mostro un angolo e lo studente non ne deduce gli altri tre, non ripeto la lezione" ("Shu Er"): se lo studente non ha prima riflettuto con fatica, il maestro non si affretta a schiudergli il pensiero, restituendo allo studente la responsabilità di pensare. Sostiene inoltre "l'insegnamento senza distinzione di classe" ("Wei Ling Gong"): ricevere l'istruzione non dipende dall'origine sociale; e l'insegnamento personalizzato ha moltissimi esempi nei testi: alla stessa domanda sulla benevolenza o sul governo, Confucio dà risposte diverse a discepoli diversi, guidandoli secondo le rispettive inclinazioni.